Ritratto di Uomo (Mercurio Bua?)

Lorenzo Lotto
(Venezia 1480 ca - Loreto 1556/57)
<p>x</p>

olio su tela, cm 118 x 105
Inventario
185
Posizione
Opera non esposta
In prestito alla mostra "Lorenzo Lotto. Portraits"( Madrid, Museo Nazionale del Prado (I sede); Londra, The National Gallery (II sede), 18/06/2018 - 30/09/2018 (I sede); 5/11/2018 - 19/02/2019 (II sede). Opera sostituita con Bernardino Luini, seguace, "Santa Caterina",inv. 195

Il dipinto fu in base alla sua erronea identificazione nell'ambito dell'inventario Aldobrandini, provenienza attualmente rimessa in discussione. Il personaggio, a lungo ritenuto un autoritratto dell'artista, è raffigurato all'interno di un ambiente chiuso, la cui parete di fondo è interrotta da una finestra aperta su un paesaggio dove si distinguono il profilo di una città e una scena cavalleresca. Il gentiluomo, dalla cui espressione emana un sentimento di struggente malinconia, veste un abito nero sul quale assumono particolare risalto le mani: l'una, recante al mignolo due verette nuziali, è tenuta al fianco; l'altra, ornata al pollice da un anello con uno stemma cruciforme in campo azzurro, si appoggia su una simbolica natura morta composta da un mucchietto di petali di rosa e gelsomini fra i quali spicca un piccolo teschio. Un accurato studio ha permesso di identificare nel personaggio il conte Mercurio Bua, di origine greca, divenuto condottiero della Serenissima e trasferitosi con il suo seguito a Treviso, città della quale è possibile scorgere il profilo sullo sfondo del paesaggio. La rappresentazione di S. Giorgio, raffigurato con il drago nel paesaggio, è legata all'origine greca del condottiero, la cui devozione al Santo cavaliere è altresì documentata da un lascito per una cappella omonima. La situazione di lutto, richiamata dalle due fedi nuziali, dagli abiti neri e dal copritavolo verde, colore all'epoca adottato in tali circostanze, trova pieno riscontro nelle vicende della sua vita, segnata dalla scomparsa delle sue due mogli e di due figlioli, di cui uno, al quale forse allude il piccolo teschio, generato dalla prima, amatissima consorte e perduto ancora in fasce. Persino lo stemma, benché appena leggibile, è da ricondurre a quello del suo casato, contraddistinto da un'aquila gialla eretta ad ali spiegate su fondo turchino.