Ritratto di Uomo (Mercurio Bua?)

Lorenzo Lotto
(Venezia 1480 ca - Loreto 1556/57)
<p>x</p>

olio su tela, cm 118 x 105
Inventario
185
Posizione

Il dipinto fu in base alla sua erronea identificazione nell'ambito dell'inventario Aldobrandini, provenienza attualmente rimessa in discussione. Il personaggio, a lungo ritenuto un autoritratto dell'artista, è raffigurato all'interno di un ambiente chiuso, la cui parete di fondo è interrotta da una finestra aperta su un paesaggio dove si distinguono il profilo di una città e una scena cavalleresca. Il gentiluomo, dalla cui espressione emana un sentimento di struggente malinconia, veste un abito nero sul quale assumono particolare risalto le mani: l'una, recante al mignolo due verette nuziali, è tenuta al fianco; l'altra, ornata al pollice da un anello con uno stemma cruciforme in campo azzurro, si appoggia su una simbolica natura morta composta da un mucchietto di petali di rosa e gelsomini fra i quali spicca un piccolo teschio. Un accurato studio ha permesso di identificare nel personaggio il conte Mercurio Bua, di origine greca, divenuto condottiero della Serenissima e trasferitosi con il suo seguito a Treviso, città della quale è possibile scorgere il profilo sullo sfondo del paesaggio. La rappresentazione di S. Giorgio, raffigurato con il drago nel paesaggio, è legata all'origine greca del condottiero, la cui devozione al Santo cavaliere è altresì documentata da un lascito per una cappella omonima. La situazione di lutto, richiamata dalle due fedi nuziali, dagli abiti neri e dal copritavolo verde, colore all'epoca adottato in tali circostanze, trova pieno riscontro nelle vicende della sua vita, segnata dalla scomparsa delle sue due mogli e di due figlioli, di cui uno, al quale forse allude il piccolo teschio, generato dalla prima, amatissima consorte e perduto ancora in fasce. Persino lo stemma, benché appena leggibile, è da ricondurre a quello del suo casato, contraddistinto da un'aquila gialla eretta ad ali spiegate su fondo turchino.